The people's climate case - La causa climatica dei cittadini


Target Ue di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 inadeguato alla tutela dei cittadini: 10 famiglie non ci stanno e danno il via ad un'azione legale contro Parlamento e Consiglio europei. Legambiente sostiene pienamente le ragioni delle famiglie tra cui una italiana

Famiglie che vedono le proprie vite messe a rischio dagli impatti dei cambiamenti climatici, dentro e fuori dall’Europa, hanno fatto ricorso alla Corte di Giustizia europea contro il Parlamento e il Consiglio europei, per denunciare l’inadeguatezza del target di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030.

Tra le famiglie protagoniste dell'azione legale anche quella italiana di Giorgio Elter, che ha raccontato la sua esperienza il 29 maggio a Torino presso la sede di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. 

Legambiente sostiene pienamente l'azione legale della famiglia Elter nella convinzione che L’Italia stia facendo troppo poco, e troppo lentamente, per ridurre le sue emissioni di CO2, come dimostrano i dati che riportano addirittura un aumento nel settore energetico. Inoltre l'esempio degli Elter può essere un punto di partenza per una rinnovata mobilitazione cittadina attraverso cui esercitare una crescente pressione sui governi affinché adottino politiche ambiziose in materia di clima ed energia e l’Europa diventi un esempio internazionale.

Le motivazioni delle famiglie ricorrenti

 

Le famiglie ricorrenti ritengono che la riduzione delle emissioni nazionali di gas serra di un minimo del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 sia inadeguato a far fronte alla concreta necessità di prevenire il rischio climatico e insufficiente a proteggere i loro diritti fondamentali di vita, salute, occupazione e proprietà. Esse sostengono che, a fronte di quanto sancito dal diritto europeo e internazionale, questo obiettivo di riduzione sia troppo basso; sottolineano che l’Unione ha il dovere legale di non causare danni e di proteggere i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Nel consentire ulteriori emissioni e non esercitando il proprio potere decisionale al meglio delle possibilità, la Ue sta invece ledendo i loro diritti fondamentali. Chiedono alla Corte di sancire che la questione del cambiamento climatico ricade nella sfera dei diritti umani e che la Ue ha la responsabilità di proteggere i loro diritti, quelli dei loro figli e delle future generazioni.

 

Le famiglie ricorrenti, le cui condizioni di vita sono tra quelle che gli effetti del cambiamento climatico mettono più a rischio, sono:

 

genitori che vivono in piccole isole al largo della costa tedesca del Mare del Nord le cui condizioni di salute, proprietà e occupazione (come l’agricoltura e i servizi turistici) sono e saranno messe in pericolo dall'innalzamento del livello del mare e dalle mareggiate che raggiungono aree più interne;

 

figli e genitori che vivono nel sud della Francia e nel sud del Portogallo le cui condizioni di salute, proprietà e occupazione (come l'agricoltura) sono messe in pericolo da ondate di calore e siccità;

 

figli e genitori che vivono sulle Alpi italiane le cui proprietà e opportunità occupazionali (come i servizi turistici) soffrono per l'assenza di neve e di ghiaccio;

 

figli e genitori che vivono nei Carpazi rumeni, i cui mezzi di sostentamento e la cui occupazione tradizionale (come l'agricoltura e la pastorizia) sono messi a repentaglio dalle temperature più elevate e dalla penuria di acqua;

 

figli e genitori che vivono nel Kenya settentrionale, la cui salute e istruzione sono danneggiate da ondate di calore, siccità e desertificazione.

 

Queste famiglie sono accompagnate in questa azione da numerose ONG, da avvocati e scienziati, che credono fermamente che l'UE possa e debba essere più ambiziosa rispetto al suo obiettivo sul clima al 2030. Sono rappresentate dal professore di diritto tedesco Prof. Gerd Winter, dall'avvocato ambientale di Amburgo Roda Verheyen e dall'avvocato londinese Hugo Leith.

Gli scienziati del think tank scientifico Climate Analytics forniscono un background scientifico interdisciplinare a questo caso legale per fornire prove chiare di come le famiglie subiscano i cambiamenti climatici e per mostrare che cosa si può fare per ridurre le emissioni oltre l’obiettivo europeo attuale del 40% di riduzione rispetto alle emissioni del 1990 entro il 2030.

L'ONG tedesca Protect the Planet sta finanziando tutti i costi legali del caso per evitare che problemi finanziari possano ostacolare l’azione delle famiglie. CAN Europa, cui Legambiente aderisce - la più grande coalizione di ONG in Europa impegnata su questioni climatiche ed energetiche, insieme a oltre 150 organizzazioni in 30 paesi europei, in rappresentanza di oltre 1700 ONG - sostiene la coraggiosa azione delle famiglie ricorrenti e riconosce l’urgenza di agire per proteggere i loro diritti fondamentali.

 

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito People’s Climate Case

 

 

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Pubblicato il25 maggio 2018