Stop sussidi alle fonti fossili 2017: i dati UE


L’Europa fornisce più di 112 miliardi di euro all’anno per i sussidi alle fonti fossili, la metà dei benefici va al settore trasporti. 15,2 miliardi i finanziamenti dell’Italia, e nella SEN nessun riferimento alla loro cancellazione.

I Paesi dell’Unione Europea continuano a sovvenzionare petrolio, gas e carbone alimentando i cambiamenti climatici, nonostante gli impegni presi a Parigi, quelli per eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2020 e sopprimere quelli legati all’estrazione del carbone entro il 2018. Tra il 2014 e il 2016 11 Stati dell’Ue l’Unione Europea hanno distribuito più di 112 miliardi di euro all’anno per sostenere la produzione e il consumo dei combustibili fossili. Il settore dei trasporti rimane il primo beneficiario con più di 49 miliardi di euro, pari al 44% del totale del sostegno pubblico identificato. L’Italia nel 2016 ha investito 15,2 miliardi di euro in sussidi, tra diretti e indiretti e in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc) alle fonti fossili.

Sono questi i dati principali emersi dal Rapporto Internazionale “Transizione 2020: Monitoraggio dei sussidi ai combustibili fossili in Europa”, realizzato da ODI (Overseas Development Institute) e CAN Europe (Climate Action Network) e al quale ha collaborato per la parte italiana anche Legambiente.

I sussidi alle fonti fossili possono far saltare la transizione energetica europea. Occorre cancellare i sussidi, diretti e indiretti, a petrolio, carbone e altre fonti inquinanti, e spostare le risorse verso l’innovazione ambientale e l’efficienza energetica.

 

STOP SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI: i dossier precedenti

 

 

 

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Pubblicato il28 settembre 2017