Per un'Italia OGM FREE


Entro fine anno l’Unione europea potrebbe riavviare le autorizzazioni alla coltivazione di prodotti transgenici, fino ad ora sospese grazie alla moratoria in atto dal 1999. I regolamenti recentemente adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei ministri europei dell’agricoltura, che disciplinano l’etichettatura e la rintracciabilità degli organismi geneticamente modificati infatti, pur non prevedendo espressamente la cancellazione della moratoria, tuttavia ne facilitano la revoca.

La soglia di tolleranza per la presenza di Ogm autorizzati nei prodotti, oltre la quale tale presenza va indicata in etichetta, è stata fissata nello 0,9%, mentre per la contaminazione accidentale con Ogm non autorizzati, ma che abbiano ottenuto parere positivo dalle autorità scientifiche comunitarie, si prevede una soglia dello 0,5% per un periodo transitorio di tre anni. Una norma che da una parte lascia presupporre che al termine della fase transitoria sarà adottata la "tolleranza zero", ma dall’altra autorizza per il momento la contaminazione accidentale, e dunque l’introduzione nel paniere alimentare di ingredienti che non hanno ricevuto ancora le necessarie autorizzazioni.

Ma a rendere ancora più plausibile la possibilità della contaminazione, è la discussa questione della coesistenza. Nel settembre di quest’anno, la Commissione Europea ha stabilito che sul territorio dell’Unione nessuna forma di agricoltura può essere esclusa, affermando, di fatto, il principio della coesistenza tra agricoltura convenzionale, biologica e transgenica. Un principio estremamente pericoloso, che rischia di determinare cambiamenti irreversibili nei nostri sistemi agroalimentari: poiché infatti l’esperienza dimostra che la presenza su un territorio di coltivazioni transgeniche minaccia di contaminazione le colture tradizionali anche a grandi distanze, in pratica si finirebbe per legittimare uno scenario nel quale convivrebbero soltanto due tipi di agricoltura, biotech e "ibrida", cioè contaminata. Le linee guida adottate dall’Ue sono del tutto inadeguate a proteggere e tanto meno a valorizzare la tipicità dell’agricoltura e del paesaggio europei, e in particolare italiani.

Eppure, laddove è stata sperimentata, la coesistenza ha creato danni all’ambiente e problemi agli agricoltori. Secondo uno studio della Royal Society, pubblicato ad ottobre dal Governo inglese, le coltivazioni gm non hanno dato i risultati sperati, anzi. In particolare, sia la colza che la barbabietola da zucchero hanno prodotto gravi alterazioni ambientali dovuti alla contaminazione genetica e all’aumento dell’uso dei pesticidi. Un precedente studio della Soil Association sulle coltivazioni transgeniche in Usa e Canada, ha evidenziato minori profitti per gli agricoltori del transgenico, dovuti al maggior costo delle sementi acquistate, al minor prezzo di mercato per i prodotti transgenici e alla minore resa della soia modificata; e ancora una drastica riduzione delle esportazioni; l’aumento dei sussidi governativi; una contaminazione diffusa delle produzioni tradizionali e la proliferazione dei ricorsi giudiziari.

Se ciò è avvenuto in Paesi come Usa e Canada, dove le aziende agricole hanno spesso dimensioni assai elevate, evidentemente i rischi della coesistenza sono ancora maggiori in Europa e in Italia.

Per Legambiente, l’Italia ha tutto l’interesse, sia ambientale che economico, a scegliere per se stessa un futuro "Ogm free", e a concentrare i propri sforzi nella valorizzazione dell’agricoltura di qualità. In questo senso già si stanno muovendo diverse Regioni - Molise, Marche, Lazio, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Veneto, Liguria, Umbria, Piemonte -, che anche a seguito del rinvenimento di partite di sementi e di piante contaminate hanno scelto di escludere o di limitare fortemente le coltivazioni Ogm sul proprio territorio. Alla battaglia per scongiurare l’arrivo in Italia del biotech, Legambiente dedica numerose iniziative: dalle Biodomeniche, organizzate insieme ad Aiab e Coldiretti per promuovere l’agricoltura biologica, alle richieste ai Presidenti di Regione e ai Sindaci perché dichiarino il proprio territorio "Ogm free".

 

GLI OGM IN BREVE

Dalle prime biotecnologie alla transgenetica

Il Dna è una grossa molecola presente in tutti gli organismi viventi, dentro la quale è contenuta l'informazione genetica che determina lo sviluppo, il differenziamento e la riproduzione di ogni individuo. Dal momento in cui ci si rese conto che, semplicemente modificando quella molecola, sarebbe stato possibile modificare le caratteristiche dell'organismo, in tempi molto più rapidi di quelli necessari alla natura per fare lo stesso, si sono improvvisamente aperte nuove inimmaginabili strade per le scienze biotecnologiche. Dapprima si cominciò a modificare il patrimonio genetico di alcune piante esponendo i semi a processi mutageni (per esempio radiazioni). Alcune delle piante geneticamente modificate che ne derivarono potevano presentare caratteristiche utili all'uomo, e per questo vennero selezionate. Gran parte dei vegetali attualmente coltivati anche nel nostro Paese (ad esempio il grano "creso"), sono stati selezionati partendo da semi che, alcuni decenni fa, hanno subìto un simile procedimento. Successivamente si misero a punto nuove metodiche che consentivano di isolare nel Dna singoli geni, e di trasferirli in altri organismi anche molto lontani dal "donatore" (transgenetica) Era il 1973, ed i primi organismi transgenici prodotti furono dei batteri ai quali l'introduzione di alcuni geni prelevati dall'uomo consentiva di produrre insulina umana. Nel 1983 sono stati ottenuti il primo vegetale (una pianta di tabacco modificata mediante il batterio Agrobacterium tumefaciens) ed il primo animale transgenico (il "supertopo", prodotto inserendo nel topo i geni responsabili della sintesi degli ormoni umani della crescita).

Attualmente, le biotecnologie vengono utilizzate in campo medico-farmaceutico, con molte buone speranze per la terapia di malattie ereditarie che potrebbero essere curate mediante terapia genica. Altri settori di ricerca si occupano di modificare geneticamente degli animali per "umanizzare" i loro organi e facilitarne così il trapianto in pazienti umani in via temporanea o definitiva (xenotrapianti). Molti sono gli animali transgenici utilizzati come cavie per la ricerca medica in vari settori. Notevoli successi si sono già ottenuti nella produzione di farmaci mediante microrganismi transgenici.

Nel settore zootecnico, il primo animale transgenico - un topo di dimensioni notevoli - fu prodotto con l’obiettivo di ottenere in un secondo tempo animali da allevamento in versione "gigante". Oggi questo filone di ricerca è quasi completamente abbandonato, perché non si è riusciti a produrre nessun animale transgenico sano, senza problemi collaterali (digestivi, di sterilità, di deambulazione, di morte precoce).

In campo agroalimentare, le tecniche transgeniche che finora hanno "sfondato" sul mercato sono solo due, nonostante venti anni di ricerca nel settore: una conferisce resistenza nei confronti di erbicidi, prodotti dalle stesse multinazionali detentrici dei brevetti sui semi (tecnologia Roundup-Ready), l’altra agli insetti (tecnologia Bt). Queste tecnologie vengono oggi applicate a molte specie vegetali (mais, soia, tabacco, patata, colza e diverse altre anche ornamentali) ed a diverse varietà per ogni specie. Nella maggioranza degli altri esperimenti effettuati (ritardata marcescenza, resistenza a stress ambientali, ecc.), i risultati ottenuti sono ancora scarsi.

Quali pericoli?

Malgrado la ricerca sui rischi ambientali e sanitari degli Ogm sia ancora in una fase iniziale, gli alimenti trasgenici sono entrati ormai nella nostra dieta: in Europa sotto forma di lieviti, additivi ed enzimi, negli Stati Uniti e in Canada come cibi veri e propri. Eppure, l’impossibilità di identificare gli alimenti Ogm da parte degli acquirenti rende di fatto impraticabile ogni serio studio epidemiologico rivolto a testare l’innocuità per l’organismo umano o animale di questo tipo di alimentazione. All’inizio del 2003 si contavano non più di una decina di studi sull’alimentazione di animali con cibi Ogm, dei quali solo due "indipendenti" e otto sovvenzionati dall’industria biotech. Lo scienziato inglese Arpad Pusztai, sospeso dal Rowett Institute di Aberdeen dopo aver reso noti i risultati dei suoi studi, ha sostenuto che i topi alimentati con patate Ogm per sviluppare un pesticida interno, presentavano danni al sistema immunitario - incapace di combattere virus e malattie -, timo e milza indeboliti, cervello, fegato e testicoli meno sviluppati, un maggiore rischio di contrarre tumori. In assenza di dati certi, i rischi ipotizzabili per l’uomo sono aumento delle allergie alimentari, aumento della resistenza ad antibiotici, problemi al sistema immunitario, ingestione di maggiori quantità di residui di erbicidi, sviluppo di nuove varianti virali.

Per l’ambiente, il problema fondamentale rimane l'alto grado di imprevedibilità legato al rilascio di organismi transgenici nell’ambiente. Un recente studio di Sequi e Benedetti dell’Istituto sperimentale per la nutrizione delle piante, ha rilevato che nelle piante transgeniche i geni introdotti artificialmente sono innestati nel Dna originale ma non fanno parte integrante dell’elica come i geni naturali. Questo spiegherebbe il rilascio di tossine dal Dna di mais transgenico nel suolo ed il trasferimento orizzontale di geni artificialmente introdotti, che rimangono latenti nel suolo per un tempo indeterminato. Altri dati indicano che geni rilasciati nel terreno possono modificare le caratteristiche del suolo fino a renderlo sterile o comunque inadatto alle coltivazioni tradizionali. Ma i rischi per l’ambiente non si fermano qui: vi è il già accennato problema della contaminazione delle piante non Ogm, e vi sono molti altri pericoli come la trasmissione della resistenza agli erbicidi a piante infestanti, lo sviluppo di parassiti "super-resistenti" e di nuovi virus, la permanenza di tossine nel terreno o sui vegetali, la diffusione del polline contenente tossine insetticide, l’aumento nell'uso di pesticidi.

Per la società, gli Ogm pongono molte e importanti questioni: intanto l’agricoltura biotech, privilegiando le grandi colture intensive, penalizza inevitabilmente le colture tipiche locali, poco "interessanti" per le multinazionali del settore. E poi con il meccanismo dei brevetti essa privatizza la biodiversità, riduce fortemente l’autonomia dei produttori, accresce gli squilibri sociali ed economici tra Nord e Sud del mondo. Infine va radicalmente combattuta la falsa teoria per cui gli Ogm sarebbero una risorsa decisiva per sconfiggere la fame: le centinaia di milioni di donne e uomini malnutriti non sono figli di una insufficiente disponibilità di cibo, ma dell’iniquità nella ripartizione del controllo sulle risorse naturali e anche genetiche; iniquità che il modello biotech non farebbe che santificare.

 

IL QUADRO NORMATIVO

Legislazione europea

Il 28 gennaio 2002 il Parlamento europeo ha emanato il Regolamento 178/02 che costituisce la base per assicurare un livello adeguato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori in relazione agli alimenti. Tale Regolamento si propone di estendere la legislazione alimentare all’intera filiera di prodotto (dal produttore al consumatore finale): sono disciplinate tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti e dei mangimi (ad eccezione della produzione per uso domestico privato), e stabilite procedure specifiche per tutti gli aspetti che hanno un’incidenza diretta o indiretta sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi. Inoltre viene istituita l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, che avrà il ruolo di supervisore in materia di sicurezza alimentare, fitofarmaci, organismi transgenici, additivi. L’Agenzia dovrebbe diventare un organismo di coordinamento europeo delle singole Agenzie che nasceranno nei vari Paesi, ed agire in piena indipendenza sia dalle autorità politiche che dagli interessi economici.

Raccomandazione 556/03. Il 23/07/2003 la Commissione ha adottato una raccomandazione recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche. Essa sottolinea che la coesistenza attiene alla capacità degli agricoltori di operare una libera scelta tra agricoltura convenzionale, biologica o transgenica, nel rispetto degli obblighi legali in materia di etichettatura e/o purezza. Le strategie nazionali e le migliori pratiche relative alla coesistenza dovrebbero fare riferimento alle soglie legali per l'etichettatura (0,9%) e alle norme applicabili in materia di purezza per i prodotti alimentari, i mangimi e le sementi (le norme applicabili ai prodotti alimentari e ai mangimi sono state stabilite con la posizione 22/2003).

Il Parlamento europeo sta discutendo una proposta di regolamento (che modifica il precedente bando in vigore dal 1998) nella quale si prevede l’etichettatura dei prodotti contenenti Ogm e la rintracciabilità degli organismi geneticamente modificati.

Dovranno essere etichettati tutti i cibi e i mangimi in cui la presenza di materiale geneticamente modificato autorizzato è superiore allo 0,9%.

Per autorizzare la commercializzazione di cibi e mangimi Ogm è prevista una procedura con un ruolo centrale assegnato alla nuova agenzia europea per la sicurezza alimentare. Quando nei prodotti da autorizzare vi sono Ogm vivi (come pomodori, patate o sementi), sarà tuttavia obbligatorio chiedere una valutazione di rischio ambientale alle autorità competenti.

Per gli Ogm in moratoria (non autorizzati ma con valutazione scientifica favorevole) — 13 in tutto - viene introdotta una soglia di tolleranza dello 0,5%; se la soglia è superata il prodotto viene ritirato dal mercato. Rimane aperto il problema degli animali nutriti con mangimi geneticamente modificati: se la carne o le uova provengono da capi alimentati con tali sostanze , non è necessario indicarlo sull’etichetta. Nello stesso tempo, l’uso di mangimi "Ogm free" negli allevamenti può essere riportato con un certo risalto sulla confezione, purché dimostrabile.

Le soglie di etichettatura e di tolleranza per le sementi verranno fissate con una Direttiva separata. Le sementi Ogm potranno tuttavia essere autorizzate attraverso la procedura prevista per cibi e mangimi, ma con l'aggiunta della valutazione di rischio ambientale da parte della autorità nazionali prevista per gli Ogm vivi.

Legislazione Italiana

Decreto Legislativo 224/03. In attuazione della Direttiva europea 2001/18, il provvedimento definisce, nel rispetto del principio di precauzione, le misure volte a proteggere la salute umana, animale e l'ambiente relativamente alle attività di rilascio di organismi geneticamente modificati. Vengono fissate le procedure di notifica e di autorizzazione per l'emissione deliberata nell'ambiente di Ogm a scopi sperimentali e commerciali; vengono previsti piani di monitoraggio diretti ad individuarne gli effetti, e interventi per il tratta ento dei rifiuti; vengono regolate le azioni da intraprendere in caso di emergenza. Le autorizzazioni all'immissione hanno validità di dieci anni.

Iniziative "Anti-Ogm" di alcuni Comuni e Regioni

  • Il 13 ottobre 2003, in seguito alla semina illegale di mais Ogm nel comune di Sant'Elpidio a Mare (AP), la Regione Marche ha avviato le operazioni di smaltimento dell’intero raccolto.
  • Nell’aprile del 2003, il Tar del Lazio ha respinto il ricorso delle multinazionali di produttori e importatori di Ogm che chiedevano di sospendere la circolare del Ministero delle politiche agricole e forestali che vietava la produzione e commercializzazione di sementi, soia e mais che anche accidentalmente contenessero Ogm.
  • La Regione Friuli ha proposto nel giugno 2002 la creazione di una macro-regione europea "Ogm-free".
  • Nel luglio 2003 la Regione Piemonte ha disposto la distruzione di 381 ettari di mais geneticamente modificato, con un’ordinanza del Presidente che stabilisce che ''tutte le colture seminate con partite di mais nato da sementi contenenti Ogm vietati e attualmente sotto sequestro devono essere distrutte entro 48 ore dalla notifica del provvedimento''. Respinto il ricorso al Tar della multinazionale Pioneer, la Regione ha provveduto al rimborso degli agricoltori coinvolti nella vicenda.
  • La Regione Campania ha approvato una legge (n. 15 del 24 novembre 2001) per la quale "i prodotti contenenti organismi geneticamente modificati non devono essere somministrati nelle attività di ristorazione collettiva riguardanti le forme scolastiche e prescolastiche, negli ospedali e nei luoghi di cura della Regione Campania appartenenti alle Aziende Sanitarie Locali e alle Aziende Ospedaliere, ai Comuni, alle Province, alla Regione, agli altri Enti pubblici ed ai soggetti privati convenzionati ".
  • La Regione Veneto con la legge regionale n. 6 del 1° marzo 2002 "tutela la salute quale fondamentale diritto dell'individuo e promuove tutte le azioni necessarie a prevenire i possibili rischi alla salute umana derivanti dal consumo di alimenti contenenti organismi geneticamente modificati (Ogm) o prodotti derivati da Ogm ".
  • La Regione Liguria con legge regionale n. 13 del 19 marzo 2002 impone il "divieto di introduzione di organismi geneticamente modificati sia vegetali che animali, in particolare in agricoltura e allevamento, compresi gli allevamenti ittici e le attivit à di trasformazione dei prodotti".
  • La Regione Basilicata ha emanato una legge (n. 18 del 20 maggio 2002) in cui è fatto divieto di coltivazione in pieno campo di piante transgeniche.
  • La Regione Abruzzo ha disposto con la legge regionale n. 6 del 16 marzo 2001 che il principio di precauzione sia applicato "nelle decisioni che riguardano l'uso per qualunque fine di organismi geneticamente modificati o di prodotti da essi derivati ".

 

[VII Congresso nazionale] • [Aree tematiche]

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Pubblicato il28 novembre 2003