Copertina dedicata all’Africa per La Nuova Ecologia di settembre


Lo speciale del mensile di Legambiente.  Dalle terre rare alle miniere di cobalto. Dalle nuove schiavitù alle deforestazioni. La faccia sporca dell’industria hi-tech.  

 

Si chiamano “terre rare” ma si utilizzano dappertutto. Negli schermi televisivi, negli smartphone, nelle batterie per auto ibride e anche nell’industria bellica. Sono indispensabili nell’era hi-tech. E costano tanto. Qualche esempio? Il disprosio si vende a 4.500 dollari al kg, l’ittrio a 8.000, il terbio a 18.000 e l’europio tocca quota 200.000. Il loro approvvigionamento, così come quello di cobalto, un altro elemento indispensabile nei dispositivi moderni, porta però a devastazioni ambientali, giochi di potere e a nuove schiavitù, soprattutto nel continente africano. Non a caso è “Mal d’Africa” il titolo della storia di copertina dell’ultimo numero di “Nuova Ecologia”. È in Africa che la società dei consumi trova le risorse per soddisfare i propri bisogni, consumando però foreste e violando diritti umani.

Sono quarantamila i bambini che estraggono a mano cobalto in condizioni di schiavitù nelle miniere del Congo, e che ci lasciano spesso la vita (80 all’anno secondo le stime Onu). Estrarre invece le terre rare, difficili da recuperare per la scarsa concentrazione, diventa redditizio solo in quei Paesi che possono sostenere la produzione con sussidi pubblici o comprimere impunemente i costi di manodopera. Il primo produttore al mondo è la Cina (105.000 tonnellate l’anno), che ha affidato l’estrazione e la lavorazione delle 17 terre rare alle industrie di Stato. In Europa si sperimenta invece il recupero delle terre rare dai Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) per far crescere il loro contributo al riciclo, oggi inferiore al 7% del fabbisogno europeo.

Fra le inchieste del numero di settembre del mensile di Legambiente segnaliamo quella dedicata all’“Italia armata”, che mette in luce la contraddizione delle cinque proposte di legge depositate al Senato per allargare la cosiddetta legittima difesa in un Paese in cui negli ultimi dieci anni rapine e furti sono in forte calo (rispettivamente -37,6 e -13,9%) e gli omicidi si sono dimezzati (-43,9%, uno su tre commesso da chi detiene un’arma legalmente). 

Nella sezione “Gaia” di questo numero, quella dedicata alla divulgazione scientifica, “Nuova Ecologia” intervista Etelle Higonnet, l’autrice del rapporto che ha scosso l’industria del cioccolato inducendola a ripensare le proprie pratiche ambientali. Le coltivazioni di cacao, infatti, sono responsabili di sfruttamento minorile e del 30% della deforestazione in Costa d’Avorio e Ghana, i due Paesi che insieme producono quasi i due terzi del raccolto mondiale. 

Infine, la rivista pubblica la storia di Abraham Tesfai, giovane eritreo fuggito dalla dittatura e diventato in Italia il riferimento di chi denuncia traffici di esseri umani e le atrocità dei campi per migranti in Libia. Ventottenne, Abraham vive da cinque nel nostro Paese e da Bologna tenta di dare qualche risposta ai familiari dei tanti desaparecidos di oggi, fra deserto e mare.

 

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Pubblicato il05 settembre 2018