Deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea per smog, rifiuti radioattivi e xylella


Smog, rifiuti radioattivi e xylella sono tre grandi emergenze che il prossimo Governo deve assolutamente affrontare senza più tentennamenti con interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale. Aria sempre più irrespirabile anche nel 2018: dall’inizio dell’anno ad oggi Torino, Frosinone e Padova-Arcella hanno già superato il bonus di 35 giorni all’anno di superamento dei limiti di polveri sottili (Pm10). 

 

«Il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea per tre gravi emergenze ambientali del nostro Paese, smog, rifiuti radioattivi e xylella, non è purtroppo una sorpresa. L’inefficacia dell’azione, oggi confermata anche dalla valutazione della Commissione europea, non solo mette in pericolo la salute dei cittadini e dell’ambiente, ma ora c’è il rischio concreto di pagare pesanti multe per queste inadempienze. Siamo di fronte a tre sfide che il prossimo Governo deve assolutamente affrontaresenza tentennamenti, a partire da un Piano nazionale contro lo smog, che fissi subito obiettivi ambiziosi, e con l’approvazione del programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi».

 

Così Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, commenta la decisione della Commissione UE di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia Europa, insieme ad altri Paesi, con l’accusa di aver violato ripetutamente i limiti di polveri sottili (Pm10) nei propri centri urbani; per l’assenza di programmi nazionali di gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi e, infine, per non aver ottemperato alle indicazioni di abbattimento degli ulivi colpiti da xylella.

 

Legambiente, insieme a Cittadini per l’Aria eall’European Environmental Bureau (EEB), aveva già denunciato nei mesi scorsi come le misure antismog sottoposte dal Ministero dell’Ambiente al giudizio dell’Ue non coprivano tutti i settori in cui bisognerebbe intervenire in maniera drastica, con un’applicazione stringente per essere efficaci e risolutive. E nel frattempo l’emergenza smog non conosce tregua: da gennaio ad oggi sono già tre i capoluoghi di provincia che hanno superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo:a Torino(stazione di rilevamento Rebaudengo) ci sono già stati 51 i giorni di aria off-limits; la centralina di Frosinonescalo ha già contato 40 superamenti; quella di Padova-Arcella(Tu) 38. Prossimi al superamento delle soglie di legge anche le città di Venezia(centralina Tagliamento, 34 superamenti); Asti(Bussano, 31), Milano(Senato, 30) e Lodi(viale Vignati, 30).  

Legambiente, e oggi lo conferma la Commissione europea, da tempo sostiene che non sono sufficienti misure sporadiche contro lo smog, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale.Le aree urbane devono essere il cuore di questo cambiamento che deve ripartire da un diverso modo di vivere e pensare le città, con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari; nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, del trasporto marittimo, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento con i sistemi innovativi e nel verde urbano. Le soluzioni ci sono, servono però scelte chiare, condivise e stringenti.

 

Anche sul fronte dello smaltimento di rifiuti radioattivi l’Italia è ancora troppo indietro.Dopo la chiusura delle centrali nucleari, nel nostro Paese sono rimasti 90mila metri cubi di scorie radioattive, di cui il 60% derivanti dallo smantellamento delle centrali nucleari e il restante 40% dalle attività medico industriali, che continueranno a produrre rifiuti radioattivi anche in futuro. Sul totale sono, poi, 15mila metri cubi di scorie ad alta radioattività che, secondo Legambiente, devono essere smaltite all’estero. Oggi i rifiuti a bassa e media radioattività sono raccolti, seppur in maniera temporanea, in depositi spesso non idonei e a rischio come accade ad esempio a Saluggia, in provincia di Vercelli, in Piemonte, dove nel centro Eurex sono custoditi l’85% dei rifiuti nucleari italiani. Come ricorda anche l’Europa, l’approvazione del programma nazionale di gestione dei rifiuti è un passo imprescindibile da affrontare al più presto. Purtroppo da quando si è conclusa la consultazione pubblica, a settembre scorso, del programma si sono purtroppo perse le tracce. 

 

L’Italia è stata, infine, deferita per non aver ottemperato alle indicazioni di abbattimento degli ulivi colpiti da xylella. Su questo l’associazione ha più volte ricordato che occorre intervenire in maniera efficace e immediata per non compromettere il futuro dell’olivicoltura in primo luogo della Puglia ma anche dell’intero territorio nazionale. L’abbattimento delle piante infette, che costituiscono evidentemente una fonte di contagio, è una misura che va presa in considerazione e attuata con determinazione laddove necessario, per cercare di arginare la diffusione sempre crescente di questa vera e propria epidemia. Al contempo è fondamentale continuare l’attività di monitoraggio che consente di verificare la presenza della xylella individuando le piante colpite e al tempo stesso lo sviluppo dell’insetto vettore. Occorre inoltre adottare pur in un’ottica sostenibile, le buone pratiche agricole e gli strumenti di lotta a nostra disposizione considerando l’estrema gravità del fenomeno che dobbiamo contrastare.

 

 

 

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Pubblicato il17 maggio 2018