Fori Imperiali, una mobilità nuova per una nuova Roma


Presentata oggi la proposta di riorganizzazione della viabilità nel quadrante del Colosseo elaborata dai tecnici di Rete Mobilità Nuova, Legambiente e #salvaiciclisti

Fori Imperiali, pedonalizzazione, Roma. Queste tre parole chiave hanno introdotto, stamane, la presentazione del progetto di riorganizzazione della mobilità nell’area del Colosseo elaborato dai tecnici di Rete Mobilità Nuova, coalizione di circa 200 associazioni nazionali e locali, Legambiente e #salvaiciclisti. All’incontro hanno partecipato Alberto Fiorillo e Simone Dini, portavoce nazionali di Rete Mobilità Nuova, Maurizio Gubbiotti, della segreteria nazionale di Legambiente, Valeria Pulieri, di #Salvaiciclisti. Sono intervenuti, fra gli altri, Carlo Carminucci, presidente dell’Istituto di ricerche sui trasporti Isfort, e Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility, l’associazione nazionale dei mobility manager.
I Fori Imperiali, è stato subito sottolineato, partono da piazza Venezia ed è chiudendo al traffico anche il tratto di strada tra l’Altare della Patria e largo Corrado Ricci che è possibile riconsegnare all’area archeologica quella continuità oggi negata dal traffico. Inoltre bisogna evidenziare che il Colosseo non ha un lato A e un lato B. Dunque anche via di San Gregorio e l’accesso al Palatino devono essere interessati da una riorganizzazione della mobilità.

Pedonalizzazione. Pedonalizzare (o ciclopedonalizzare) vuol dire restituire il Colosseo e i Fori Imperiali all’uso esclusivo di chi si sposta a piedi o in bicicletta. Una chiusura parziale (accompagnata da una lista più o meno lunga di deroghe) sicuramente alleggerirà il traffico, ma nello stesso tempo lascia che i Fori restino un’arteria di transito per i veicoli a motore.

Roma. L’imminente riorganizzazione della mobilità intorno al Colosseo è stata finora affrontata concentrandosi esclusivamente sulla ricerca di un percorso alternativo per quegli autoveicoli che non potranno più attraversare i Fori. Una soluzione miope, che sposta il traffico da una parte all’altra. Per Rete Mobilità Nuova, #Salvaiciclisti e Legambiente, al contrario,bisogna essere in grado di non guardare alle singole strade, ma riuscire ad avere una visione avanzata della città nel suo insieme.

Serve in altre parole un piano più ambizioso – teso a ridurre la pressione automobilistica in quel quadrante urbano e a ridisegnare la viabilità a misura di pedoni, ciclisti e utenti del trasporto pubblico – che trasformi l’intervento sui Fori nella prima tessera del mosaico di una nuova Roma, di una città che mette finalmente in campo le migliori soluzioni per garantire spostamenti sicuri, efficienti, moderni, puliti e migliorare la qualità del tessuto urbano e la qualità della vita per cittadini e turisti. Una città dove la domanda di mobilità viene soddisfatta dal trasporto pubblico, dai piedi e dalle biciclette e dove all’auto privata è lasciata solo una quota residuale degli spostamenti.

“Apprezziamo lo spirito positivo che ha portato il sindaco Marino a mettere in campo e ad avviare in poco tempo un’azione che Roma aspetta da anni – hanno sottolineato Rete Mobilità Nuova, Legambiente e #Salvaiciclisti – Così come è apprezzabile l’impegno del primo cittadino ad arrivare in futuro a una completa pedonalizzazione. Pensiamo tuttavia che sia possibile realizzare già all’inizio di settembre una serie di azioni che intervengano su tutta l’area archeologica e sui quartieri circostanti e non solo sui 1000 metri di via dei Fori Imperiali. Nella convinzione che - una volta individuato con chiarezza l’obiettivo di consegnare alla Capitale una dimensione europea liberandola dalla schiavitù dell’auto e dell’ingorgo- sarà possibile estendere dal Colosseo all’intera città la visione di una città nuova, in grado di immaginarsi e di diventare radicalmente diversa rispetto al centro urbano caotico e inefficiente col quale tutti sono quotidianamente costretti a fare i conti. Di questi temi vorremmo ragionare insieme a Marino, in un incontro che serva soprattutto a definire con precisione la tipologia, le scadenza temporali e la qualità degli interventi futuri”.
 
La proposta.

La proposta presentata oggi, realizzata sotto la supervisione dell’architetto Matteo Dondé, prevede l’attivazione di una nuova Zona a traffico limitato racchiusa entro i confini segnati da via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Merulana, via Labicana e dove introdurre da subito la moderazione della velocità (30kmh) per dar vita a uno standard replicabile nel resto del centro urbano che privilegi lo spostamento umano rispetto a quello motorizzato.

Un nuovo modello di Ztl che consenta davvero l’accesso soltanto ai residenti, ai mezzi pubblici e ai mezzi di soccorso, in funzione 24 ore su 24, fatta salva una piccola finestra oraria per il carico e lo scarico delle merci. Il progetto, le relative infrastrutture e la messa a regime della Ztl Colosseo potrebbero e dovrebbero essere completati entro la fine dell’anno. Nello stesso periodo si deve definire la road map per la completa pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, da piazza Venezia a via Labicana, sottraendo inoltre una carreggiata a via San Gregorio (quella lato Palatino) e trasformando l’altra carreggiata in una strada a priorità pedonale (con limite di velocità a 20kmh).Diventa così possibile proporre la completa trasformazione di via Labicana, lasciando al traffico privato (assai ridotto) la corsia sud in direzione Merulana e trasformando la corsia nord in un percorso ciclabile bidirezionale, una vera e propria ciclovia, un asse portante che consenta il collegamento diretto e senza dislivelli, tra la zona Termini/Porta Maggiore e piazza Venezia/centro. L’intervento, realizzabile in tempi brevi e a costi contenuti, prevede inoltre la necessaria eliminazione della sosta esistente nel tratto nord di via Labicana.

Come ci insegnano le migliori esperienze europee, non è possibile riqualificare gli spazi pubblici, incentivare la mobilità ciclistica e pedonale, favorire il trasporto pubblico e aumentare la sicurezza delle strade senza puntare alla riduzione dell’uso del mezzo privato, senza ridurre gli spazi a disposizione delle automobili. Intervenire su via dei Fori Imperiali senza un ragionamento complessivo sulla riqualificazione generale dell’intera area, valutando semplicemente lo spostamento degli attuali flussi, significa spostare il traffico nelle vie limitrofe perdendo l’occasione di creare le condizioni per soddisfare tutte le modalità di spostamento senza privilegiare ancora una volta il solo veicolo privato.
Via dei Fori Imperiali, la lunga strada della pedonalizzazione
Parte da lontano la proposta di pedonalizzare l’area dei Fori, ma non ha mai fatto molta strada. I primi ad avanzarla furono 35 anni fa quattro grandi intellettuali: Giulio Carlo Argan, sindaco dal 1976 al 1978, Leonardo Benevolo, Adriano La Regina, Antonio Cederna. Scriveva Cederna nel 1979: “E’ assolutamente necessario eliminare il traffico dal centro archeologico di Roma, e costituire una spina verde che dal Colosseo a dall’Arco di Costantino si spinga fin verso piazza Venezia”.
E’ il sindaco Luigi Petroselli a cercare di tradurre in realtà la proposta degli intellettuali. E il 30 dicembre 1980 la Giunta comunale capitolina approva il nuovo assetto stradale dell’area dei Fori Imperiali, vietando la circolazione delle automobili a ridosso del Colosseo e istituendo un’isola pedonale. Anzi, la prima isola pedonale urbana italiana. Questa iniziativa, spiegava il Campidoglio, si inserisce in un più vasto programma del Comune che prevede la chiusura domenicale del primo tratto di via dei Fori Imperiali tra Piazza Venezia e Largo Corrado Ricci e, in prospettiva, la chiusura definitiva dello stesso tratto. Ciò consentirebbe di eseguire gli scavi progettati che dovrebbero portare alla luce altri quattro degli antichi Fori Romani formando, senza soluzione di continuità, il vagheggiato Parco Archeologico che si estenderà dal Campidoglio fino a tutto il Colosseo e l’Arco di Costantino. Petroselli istituisce anche una Commissione Fori composta dai Soprintendenti nazionale e romano alle Belle Arti, da ingegneri e tecnici del traffico, che ha il compito di presentare la migliore soluzione progettuale per la totale pedonalizzazione dell’area. Partiamo in questa operazione da una situazione di emergenza dovuta ai gas di scarico degli automezzi e alle vibrazioni causate dal traffico, diceva il sindaco Petroselli. Una situazione di allarme gettato da fonti autorevoli sul destino del patrimonio archeologico e storico di Roma, un patrimonio della cultura del mondo intero. Abbiamo la responsabilità della sua conservazione, di fare tutto quanto è possibile per bloccare un processo di degrado che, in pochi decenni, potrebbe distruggere quanto si è conservato per secoli. Nel futuro parco archeologico e in quest’isola pedonale i romani potranno trovare un momento di ricerca e di approfondimento culturale, di incontro in una dimensione più umana di quanto consente normalmente una moderna grande città.
La morte di Petroselli raffreddò l’entusiasmo iniziale e gli ambiziosi progetti illustrati alla città all’inizio del 1981. In seguito nessun altro primo cittadino è stato in grado di raccogliere il suo testimone portando a compimento l’ampliamento dell’originaria isola pedonale e il vagheggiato Parco Archeologico. Le promesse dei sindaci capitolini, però, non sono mai mancate. Francesco Rutelli (che nel 1992 da esponente dei Verdi sottolineava la follia di non pedonalizzare immediatamente il Colosseo), una volta diventato sindaco lancia nel 1994 l’isola pedonale domenicale annunciando che sarebbe stata propedeutica alla definitiva chiusura al traffico dell’area. Due mandati, però, non bastano a Rutelli per trasformare l’esperimento in qualcosa di più. Nel 2001 il candidato al Campidoglio è Walter Veltroni: Chiudere al traffico via dei Fori Imperiali da metà  luglio a fine agosto – dice Veltroni nel 2001 – sarà il primo passo verso la completa pedonalizzazione della via”. Ma niente da fare nemmeno con lui. E allora è la volta di Alemanno, che non parla di chiudere i Fori però ha in mente un Colosseo diverso: Mi impegno a rimuovere la vergogna dei tubi innocenti sul Colosseo e a evitare che un suq lo circondi. Inutile dire che suq e tubi innocenti sono ancora lì. L’augurio è che questa città e i suoi cittadini possano vedere ora realizzata un’idea rimasta troppo a lungo una promessa e che dal Colosseo possa prendere le mosse una nuova Roma.

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Pubblicato il30 luglio 2013