Pendolari: 2,9 milioni di cittadini di serie B, meno risorse da Stato e Regioni, tagli e futuro incerto


Blitz in 14 città d’Italia per fermare i tagli: “Servono treni nuovi e più numerosi. Per ridurre inquinamento e congestione puntare a 5 milioni di pendolari al 2020”


“Fateci uscire dalla preistoria”. E’ lo slogan dei volontari di Legambiente che manifestano oggi insieme ai pendolari di Roma, Padova, Foligno, Pinerolo, Napoli, Viareggio, Lucca, Pistoia, Prato, Firenze, Bologna, Genova, Ancona e Caltagirone. Quattordici appuntamenti in altrettante stazioni d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, per sottoporre all’attenzione del governo la situazione di degrado in cui versa il trasporto pendolare: lo stato di abbandono di molte stazioni, la vetustà dei treni, la soppressione delle corse e persino di intere linee (12 in Piemonte!), i ritardi e il conseguente sovraffollamento, l’incertezza dei finanziamenti e del futuro di un settore che interessa quasi tre milioni di cittadini.

Sono infatti 2 milioni 903 mila le persone che, nel nostro paese, ogni mattina prendono il treno per andare a lavorare o a studiare. Ogni sera lo riprendono per tornare a casa. In 90.000 sulla Roma San Paolo-Ostia, in 75.000 sulla Roma Nord-Viterbo, 60.000 sulla Napoli-Torregaveta, 58.000 sulla Milano-Saronno-Lodi, 45.000 sulla Milano-Como-Chiasso, 30.000 sulla Padova-Venezia Mestre, per fare qualche esempio di linee frequentate da più passeggeri dell’Alta Velocità Roma-Milano.

Passeggeri inesistenti, però, nel dibattito pubblico, come mette in evidenza Legambiente nel suo rapporto Pendolaria 2012. Cittadini di serie B per la politica nazionale dei trasporti, che da oltre dieci anni premia la strada a danno della ferrovia come ben dimostra la suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012: 71% delle risorse per strade e autostrade, 15% per le ferrovie e 14% per le reti metropolitane. Anche quest’anno, alla crescita costante del numero di pendolari in Italia governo e amministrazioni regionali hanno risposto con tagli ai servizi, aumenti del costo dei biglietti in tutte le regioni e incertezze sugli investimenti, con effetti rilevanti sulla qualità del servizio.

“Serve un vero e proprio cambio di rotta per dare a tre milioni di persone la possibilità di scegliere un treno pulito e puntuale, magari nuovo e veloce - commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – La campagna elettorale si deve occupare di questi temi e al nuovo governo spetterà dare certezze per il futuro del servizio pendolare, in modo da togliere macchine dalle strade e consentire alle famiglie di risparmiare su auto e benzina: una ricetta lungimirante e concreta per i problemi delle città e delle persone. Altro che tagli, si deve puntare a far crescere il trasporto ferroviario pendolare in modo da arrivare a 5 milioni di cittadini trasportati nel 2020”.

Il funzionamento del servizio ferroviario regionale è garantito da finanziamenti statali e regionali. A livello statale nel triennio 2010-2012 la media delle risorse stanziate è diminuita del 22% rispetto al 2007-2009. Il 2009 è, infatti, l’ultimo anno in cui sono state destinati fondi sufficienti a garantire un servizio decoroso. Nel 2011 i tagli effettuati dal governo Berlusconi nei confronti delle regioni hanno comportato una riduzione del 50,7% delle risorse. Il Governo Monti ha coperto in parte il deficit, ma per i prossimi anni le risorse a disposizione non bastano a garantire il servizio attuale ne a permettere investimenti in nuovi treni.

Da oltre dieci anni gli investimenti statali e regionali premiano la strada a danno della ferrovia. Sull’autotrasporto dal 2000 al 2011 sono piovuti a livello nazionale quasi 5 miliardi di euro (4.924,7 milioni) a cui vanno sommati 400 milioni di euro già stanziati per il 2013. Impressionante lo strabismo nel premiare i cantieri delle grandi opere a scapito della mobilità urbana e pendolare che ha accomunato in questi anni i ministri Lunardi, Di Pietro, Matteoli e Passera.

Stessa musica sul fronte delle Regioni dove si destinano ai nuovi progetti autostradali miliardi di euro: strade e autostrade rappresentano il 60% degli stanziamenti complessivi, mentre la somma di ferrovie e metropolitane arriva al 40%.

Alle regioni spetta il compito di definire il contratto di servizio con i gestori dei treni e individuare nel proprio bilancio i capitoli di spesa per aggiungere risorse a quelle statali per potenziare il servizio e per il materiale rotabile (i treni nuovi o riqualificati). Quest’anno si “salva” solo la Provincia di Bolzano - che arriva al 2,4% del proprio bilancio e ha realizzato un ambizioso e frequentatissimo progetto di linee regionali - tutte le altre Regioni hanno investito per i pendolari meno dell'1%. Le peggiori sono Veneto, Lazio, Campania e Piemonte che malgrado l’alto numero di pendolari non arrivano allo 0,3%! La Lombardia, con i suoi 670mila pendolari, non arriva allo 0,5%. Solo Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana sono intervenute individuando e anticipando risorse proprie per evitare che avvenissero negli ultimi due anni tagli drastici e hanno mantenuto nel tempo una certa continuità negli stanziamenti. Interventi tuttavia insufficienti a dare risposte adeguate all’elevato numero di pendolari, e comunque marginali rispetto a quanto previsto per strade e autostrade.

“Non si venga a dire che i bilanci in questi anni non permettevano investimenti maggiori – prosegue Zanchini -. Ben altre risorse sono andate a spese come fiere, rappresentanza e comunicazione, mentre nelle Regioni del Sud si sono addirittura persi decine di miliardi di euro di fondi strutturali. Per non parlare poi del funzionamento della politica come ci hanno raccontato le cronache di questi mesi. E’ una questione di scelte, per migliorare il servizio le regioni dovrebbero investirvi almeno il 5% del proprio bilancio”. E, come dimostrano le esperienze positive di investimenti realizzati in questi anni – dai treni della Val Venosta alla Trento-Malè, dal tram delle Valli di Bergamo a quello di Firenze, fino alla ferrovia recuperata Foggia-Lucera – ovunque si investe e si comprano nuovi treni aumenta enormemente il numero dei pendolari e si tolgono auto dalle strade.

A fronte di questa situazione, i dati europei dimostrano che il ritardo più rilevante nelle infrastrutture non sta nelle autostrade ma nella dotazione di linee metropolitane e di ferrovie urbane. La rete di metropolitane delle nostre città che si sviluppa per 180 chilometri a fronte dei 621 della Germania, i 568 della Spagna, i 552 del Regno. Le nostre ferrovie suburbane si estendono su 595,7 chilometri, rispetto ai 2.033,7 della Germania e ai 1.782,2 del Regno Unito che per dimensione e popolazione è paragonabile al nostro. E i nostri treni pendolari sono tra i più lenti d’Europa: la media per i convogli suburbani è di 35,5 chilometri orari contro i 51,4 della Spagna, i 48 della Germania, i 46,6 della Francia e i 40,6 del Regno Unito. Nelle aree urbane si concentra l’80% della domanda di spostamento delle persone in Italia. Per questo almeno la metà della spesa nazionale e regionale per le opere pubbliche dovrebbe andare alla realizzazione di nuove linee di metropolitane, di tram e del servizio ferroviario pendolare, spostando ai nodi urbani la voce maggioritaria della spesa per le infrastrutture e riscrivendo completamente l’elenco delle 189 opere previste dalla Legge Obiettivo.

Per i prossimi anni, la prima sfida consiste nell’individuare nuove risorse per migliorare il servizio; la seconda nel promuovere innovazione nell’organizzazione del settore garantendo i diritti dei cittadini nell’ambito del processo di liberalizzazione. Secondo Legambiente, per cambiare scenario occorre partire da una domanda molto semplice: che cosa chiedono i pendolari? Chiare e unanimi le risposte: più treni, treni nuovi, treni più veloci sulle linee pendolari. E poi ascolto e confronto, perché come dimostrano le migliori esperienze europee, la partecipazione è un fattore importante per migliorare il servizio e fidelizzare i viaggiatori.

 

L’ufficio stampa 06 86268399 - 76 - 53

Risorse nazionali per il trasporto ferroviario (anno di stanziamento, mln di euro)

2008

2009

2010

2011

2012

2.250

2.050

1.197

1.662

1.665

 

Numero viaggiatori al girono su treni regionali

2008

2009

2010

2011

2012

2.420.000

2.630.000

2.700.000

2.830.000

2.903.000

 

Finanziamenti statali per tipologie di infrastrutture 2002-2012

 

Totale Finanziamenti

Finanziamenti per modalità

Strade ed Autostrade

59.915,51

70,9

Ferrovie Nazionali e Regionali

12.517,88

14,8

Metropolitane

12.094

14,3

TOTALE

84.527

100

Elaborazione Legambiente su dati Ministero Infrastrutture e Trasporti 2012, Allegato Infrastrutture

 

Il trasporto ferroviario pendolare nelle Regioni italiane

Regione e Province Autonome

Viaggiatori al giorno

(2012)

Stanziamenti per servizi aggiuntivi e materiale rotabile

(in mln Euro, 2012)

Finanziamenti 2001-2012 per abitante all’anno (in Euro)

Stanziamenti sul bilancio regionale

(in %, 2012)

Pr. Aut. Bolzano

26.100

554,57

99,82

2,43

Emilia-Romagna

210.000

357,29

7,28

0,96

Toscana

234.000

371,11

9,01

0,72

Pr. Aut. Trento

19.000

183,99

31,47

0,66

Friuli V. G.

22.184

151,40

11,13

0,61

Lombardia

670.000

1.258,55

11,42

0,51

Basilicata

7.700

53,21

8,25

0,46

Liguria

105.000

79,75

4,49

0,44

Sardegna

15.400

40,16

2,18

0,33

Veneto

152.620

373,49

6,84

0,28

Umbria

27.300

35,08

3,51

0,26

Piemonte

235.739

369,28

7,53

0,22

Campania

395.000

400,61

6,10

0,20

Puglia

106.204

261,20

5,80

0,17

Lazio

560.000

535,69

8,43

0,13

Molise

4.571

11,25

3,21

0,11

Marche

24.250

29,39

1,71

0,09

Sicilia

39.000

76,55

1,37

0,06

Abruzzo

17.800

35,32

2,38

0,05

Calabria

26.000

27,45

1,24

0,03

Valle d’Aosta

5.500

17,11

11,96

0,02

Legambiente 2012.

 

Dotazioni infrastrutturali nei principali paesi europei

Paesi

Autostrade

(km)

Rete ferroviaria ad Alta Velocità (km)

Linee Metropolitane

(km)

Linee ferroviarie pendolari

(km di Suburbane)

Germania

12.772

2.207

621,5

2.033,7

Spagna

14.689

2.665

568

1.392,1

Francia

11.097

2.021

351,1

694,9

Regno Unito

3.558

115

552,1

1.782,2

Italia

6.911

977

180

595,7

Italia rispetto a Media Ue (100)

70,5

61,2

39,6

45,8

       Legambiente, Rapporto Pendolaria 2012.

Temi:
Pubblicato il18 dicembre 2012