E io pago....Numeri e storie dell’insensato attaccamento del nostro Paese alle fonti fossili


Temperature record, siccità, incendi, fenomeni metereologici estremi, territori in ginocchio. In questa estate rovente molte regioni italiane sono state costrette a chiedere lo stato di emergenza. 

L'emergenza climatica e la necessità di piani di adattamento è sotto gli occhi di tutti.  

Nonostante gli Accordi sul clima di Parigi e gli impegni presi per contrastare i cambiamenti climatici - non solo in Italia, ma in tutti i Paesi avanzati - si persevera nell'icentivare l’uso dei combustibili fossili, fornendo quasi quattro volte più fondi pubblici a questo settore che alle energie rinnovabili. Gli ultimi dati pubblicati dal Rapporto internazionale “Talk is Cheap: How G20 Governments are Financing Climate Disaster” - al quale ha collaborato anche Legambiente per la parte dei dati italiani - conferma come gli Stati del G20 continuino a finanziare infrastrutture, ricerca e produzione di energia da fonti fossili destinando a queste oltre 122 miliardi di dollari l’anno. 

Fermare le estrazioni di idrocarburi e, di conseguenza, uscire definitivamente dalla dipendenza dalle fonti fossili, è un passo fondamentale per arrestare il cambiamento climatico. 
Tale stop infatti permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 di oltre 750 milioni di tonnellate, ovvero il 5,8% al 2020, un obiettivo importante confermato anche da tutte le ricerche scientifiche che continuano a mettere in evidenza l’urgente necessità di contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 °C per evitare gravi ripercussioni su persone ed ecosistemi. 

 

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Pubblicato il04 agosto 2017